Dopo la morte del Conte — e con l’ufficiale estinzione della Casata — i braccianti si organizzarono e, con il supporto del Vicario di Galliera, riuscirono a ottenere il riconoscimento come «Comune» di quel nucleo di corte contadina che avevano ereditato dal vecchio porco..
In cambio dell’appoggio, avevano promesso al Vicario di costruire una chiesa e istituire una parrocchia affacciata sulla corte della Villa. Nacquero così la Chiesa di Santa Maria del Buon Raccolto e l’annessa Parrocchia dei Santi Eurosia, che ancora oggi occupano un lato della piazza.
La Villa divenne invece il Palazzo Comunale. Sul lato del’edificio opposto alla piazza, ancora oggi, una targa recita:
ATTILIO DE GAUDENSIS
LARGO AI FANCIULLI ET AI CONTADINI
LIETO COMPAGNO DI CANTI ET D’OSTERIA
I BENEFICIATI DEL FUNDUS GAUDENSIS
POSERO
A.D. MCCCCLXXXII
Data la posizione nascosta della targa e gli effetti del tempo e delle intemperie, da generazioni nessuno a San Gaudenzio ci fa più molto caso.
Negli anni, le Sorelle della Pia Rassegnazione, oltre agli orfani, iniziarono ad accogliere anche i figli dei braccianti — tecnicamente privi di famiglia mentre i loro genitori lavoravano nei campi — allo scopo, come scrisse una delle Madri Superiore, di «incutere almeno una briciola di sacro timor di Dio in quei selvaggi e dare loro un’educazione e un’istruzione degne di questo nome».
Nel tempo, quindi, l’orfanotrofio divenne per tutti «la scuola delle suore», dove i bambini di San Gaudenzio erano ammessi dai sei mesi fino ai quattordici anni.
La definizione di «orfanotrofio» è sopravvissuta negli atti della congregazione molto più a lungo degli orfani stessi e ancora oggi, quando qualcuno fa notare che i bambini ospitati hanno quasi tutti due genitori perfettamente vivi, l’attuale Madre Superiora, suor Ermenegilda della Beata Sopportazione, tende a rispondere: «Dalle sette alle cinque sono nostri. I genitori possono riprenderseli dopo.»
Il fatto che la scuola fosse a qualche chilometro dal paese non disturbò mai in alcun modo gli abitanti di San Gaudenzio che, anzi, provavano un certo sollievo a quel pensiero. Il servizio di trasporto era, in ogni caso, più che coperto dai proventi dei raccolti che il paese continuava a destinare alle suore.
E fu così che, se a Reggio Emilia nacquero gli asili più belli del mondo, a San Gaudenzio nacque il primo servizio di trasporto scolastico.
L’Opera Pia delle Anime Abbandonate di Santa Cunegonda, nel corso dei secoli, ebbe invece una storia assai più travagliata.
Fu dapprima incorporata nella Venerabile Opera del Soccorso Temporale e Spirituale delle Anime Miserabili e Derelitte, successivamente fusa con il Pio Ente per il Riscatto degli Innocenti, degli Incolpevoli e degli Ingiustamente Sospettati. L’ente così costituito venne poi trasformato nella Società di Mutuo Patrocinio degli Incapienti, degli Incolpevoli e degli Altrimenti Sprovveduti, la quale confluì, qualche decennio più tardi, nel Circolo dei Notai, Avvocati e Procuratori per la Tutela delle Vedove, degli Orfani e degli Eredi Male Informati.
Nel 1927 il Circolo si fuse a sua volta con l’Ente Morale per l’Assistenza Giuridica alle Vedove Inconsapevoli, agli Orfani Inesperti e agli Altri Soggetti Facilmente Confondibili.
Nessuno ha mai saputo con certezza chi fossero gli Altri Soggetti Facilmente Confondibili, ma per quasi cinquant’anni nessuno ritenne opportuno chiedere chiarimenti.
Il Circolo venne infine soppresso nel 1975 e il suo patrimonio confluì — dopo cinquecento anni di un inferno giuridico che soltanto Malvisi avrebbe potuto attraversare per divertimento — nella Fondazione Beneficiari Inconsapevoli.
Una fondazione piccola, rispettabile e sostanzialmente ignorata da tutti. Almeno fino a un anno fa.
Fu allora che, dopo una serie di passaggi amministrativi ai quali nessuno prestò particolare attenzione, nel Consiglio della Fondazione fece il suo ingresso un nuovo membro. Il Notaio Donatello Malvisi.
